Dolore alla spalla: quando rivolgersi al fisioterapista o all’osteopata?

Il dolore alla spalla è uno dei disturbi muscoloscheletrici più frequenti: colpisce una parte importante della popolazione nel corso della vita, con stime di prevalenza che secondo la letteratura scientifica variano dal 7% fino a oltre il 60% se si considera l’intera vita di una persona (Lucas et al., 2022).

La tendinopatia della cuffia dei rotatori è probabilmente la causa più frequente: i quattro tendini che stabilizzano e muovono l’articolazione (sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare) possono infiammarsi o degenerare per sovraccarico, età o movimenti ripetuti sopra la testa, causando dolore soprattutto durante l’elevazione del braccio.

Strettamente collegato è il conflitto (o impingement) subacromiale: lo spazio tra la testa dell’omero e l’acromion si riduce, spesso per uno squilibrio muscolare o posturale, e il tendine del sovraspinato viene “schiacciato” ad ogni movimento, generando dolore soprattutto tra i 60° e i 120° di elevazione del braccio.

La spalla congelata (capsulite adesiva) è invece un irrigidimento progressivo della capsula articolare, che riduce sia il movimento attivo che quello passivo. Colpisce più spesso tra i 40 e i 60 anni, con maggiore incidenza nelle donne e nelle persone con diabete, e tipicamente attraversa tre fasi: una fase dolorosa iniziale, una fase di rigidità con dolore minore ma forte limitazione, e una fase di recupero progressivo, che nel complesso può durare da uno a tre anni se non trattata.

Meno frequenti ma comunque rilevanti sono l’instabilità gleno-omerale, tipica dei giovani sportivi o legata a traumi ed episodi di lussazione, e l’artrosi gleno-omerale, più tipica dell’età avanzata, con dolore associato a rigidità e crepitii durante il movimento. Anche il dolore riferito dalla colonna cervicale può manifestarsi come dolore di spalla, ed è per questo importante una valutazione differenziale accurata.

Un mito da sfatare riguarda il legame con il cambio di stagione: molte persone notano un peggioramento del dolore in autunno o in inverno, ma la scienza non conferma che il freddo o le stagioni di transizione siano una vera causa del disturbo. Alcuni studi recenti (Farbu et al., 2022; Abudula et al., 2024) non hanno trovato un legame statistico solido tra stagione e insorgenza della spalla congelata. È più probabile che il freddo, riducendo l’elasticità muscolare e l’attività quotidiana, renda semplicemente più percepibile un problema già presente.

Nella maggior parte dei casi il dolore alla spalla si risolve con un percorso conservativo, senza bisogno di infiltrazioni o interventi chirurgici (Hodgetts & Walker, 2021). Nella fase acuta, un breve ciclo di antinfiammatori (FANS) può aiutare a ridurre il dolore nei primi giorni, come confermato da una metanalisi che li ha trovati efficaci quanto un’infiltrazione di cortisone nel breve termine (Boudreault et al., 2014). Si tratta però di un aiuto temporaneo: i farmaci calmano il sintomo, ma non risolvono la causa del problema.

Le infiltrazioni di corticosteroide (“manu medica”) occupano una posizione intermedia tra farmaco e riabilitazione. Una revisione sistematica pubblicata sul British Journal of Sports Medicine (Cook et al., 2018) ha confrontato le infiltrazioni di corticosteroide con quelle di solo anestetico nel dolore da cuffia dei rotatori, trovando un beneficio significativo del cortisone solo nel breve termine (fino a 8 settimane); oltre questo periodo non è emersa alcuna differenza tra le due opzioni. Una revisione più recente (Powley, 2023), che ha confrontato infiltrazione e fisioterapia, ha osservato che entrambe portano a miglioramenti significativi, con un vantaggio del cortisone sul dolore nelle fasi iniziali e uno della fisioterapia sulla funzione nel medio termine, un trend che tende a scomparire nel lungo periodo. In pratica, l’infiltrazione può avere senso in casi selezionati — dolore molto intenso che ostacola la partecipazione attiva alla riabilitazione, o fasi acute della capsulite adesiva — come “ponte” verso un percorso di esercizio attivo, ma non è una soluzione risolutiva di per sé: non corregge lo squilibrio muscolare o posturale alla base del problema, e un uso ripetuto nel tempo non è raccomandato.

Ed è qui che entra in gioco la fisioterapia, che resta il trattamento cardine. L’approccio parte sempre da una valutazione funzionale per individuare la struttura coinvolta e i fattori che hanno favorito il problema (postura, squilibri muscolari, gestuale sportivo o lavorativo). Da qui si costruisce un programma personalizzato che generalmente comprende: esercizi di mobilità per recuperare l’escursione articolare persa; esercizi di rinforzo progressivo, in particolare dei muscoli stabilizzatori della scapola e della cuffia dei rotatori, fondamentali per ridistribuire correttamente i carichi sull’articolazione; terapia manuale, utile per ridurre il dolore e migliorare temporaneamente la mobilità prima degli esercizi attivi; ed educazione del paziente sulla gestione dei carichi quotidiani e sportivi, per evitare ricadute. Nella spalla congelata, il tipo di trattamento fisioterapico viene adattato alla fase della patologia: più delicato e orientato al controllo del dolore nella fase acuta, più orientato al recupero della mobilità nelle fasi successive.

Anche l’osteopatia può avere un ruolo utile come complemento al percorso fisioterapico. Alcuni studi clinici (Schwerla et al., 2020; DeFrancisis et al., 2025) hanno osservato una riduzione significativa del dolore nei pazienti trattati con tecniche osteopatiche, pur con la necessità di ulteriori ricerche di qualità più elevata per confermare questi risultati in modo definitivo. Nella pratica, l’approccio osteopatico può essere utile per lavorare sulla mobilità globale del corpo (colonna cervicale e dorsale, gabbia toracica, catene muscolari), non limitandosi alla sola articolazione dolente, in un’ottica complementare e non sostitutiva rispetto al lavoro fisioterapico.

In sintesi: il dolore alla spalla ha quasi sempre una soluzione, ma richiede una valutazione accurata delle cause. Un percorso integrato tra fisioterapia e osteopatia, personalizzato sulla persona, è spesso la strada più efficace per tornare a muoversi senza dolore.

Bibliografia essenziale: Lucas et al., BMC Musculoskeletal Disorders, 2022; Hodgetts & Walker, International Journal of Osteopathic Medicine, 2021; Boudreault et al., Journal of Rehabilitation Medicine, 2014; Cook et al., British Journal of Sports Medicine, 2018; Powley, MSc Dissertation, Teesside University, 2023; Farbu et al., Frontiers in Physiology, 2022; Abudula et al., BMC Musculoskeletal Disorders, 2024; Schwerla et al., Journal of Bodywork and Movement Therapies, 2020; DeFrancisis et al., Cureus, 2025.

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